Pupurrì

Curriculum Vitae

"Cento di questi giorni" è una tra le più usate e abusate espressioni augurali che rendono tragicamente ridicoli i compleanni delle persone adulte. Miracoli della scienza medica e altre diavolerie a parte, nessuno, superata più o meno faticosamente l'età delle illusioni, si augura in cuor suo di varcare traguardi ultracentenari. Se proprio vuol farsi un augurio, spera, dopo aver vissuto nel modo migliore possibile, di terminare la "carriera" alla chetichella, scampando i penosi inconvenienti che un lento, inesorabile declino comporta. E, anche se il mito dell'immortalità continua a esercitare il suo fascino su un gran numero di sprovveduti, sorretti da una fede incrollabile nel progresso, pochi, pochissimi, tra coloro che dedicano un pò di tempo a qualche riflessione, si sentirebbero attratti dall'idea di essere confinati sine die nelle paludi del genere umano. Una volta conosciuti - e non ci vuol molto - i pregi e, soprattutto, i difetti dei nostri simili, la sicurezza di una scadenza oltre la quale non ci sarà più necessario il sopportarli è di profondo conforto. Qualche bastian contrario, pur di darmi torto, si ostina a parlare di curiosità del futuro. Bella curiosità davvero! Mi saprebbe dire il suddetto  bastian contrario che gusto proverebbe a ficcare il naso in un futuro che fa di tutto, ma proprio di tutto, per essere, in tutti i sensi, peggiore di molto del passato? Basterebbe pensare alle stime che si fanno sul numero esponenziale di disgraziati che, nel giro di qualche decennio, si troveranno di fronte al dilemma di come campar la vita, per farsi passar la voglia di curiosare. Ciononostante c'è e ci sarà sempre qualche caparbio, qualche testone, qualche inguaribile "ottimista" che non vuol darsi pace e si ostina a farneticare su improbabili e strampalate soluzioni, proprio come quei moribondi che, con un piede nella fossa, si sentono toccati dalla grazia della guarigione e danno in smanie per saltar giù dal letto. Pazienza, non si può mettere daccordo tutti. Ognuno è libero di pensarla come vuole e non sarò certo io a impedirglielo, anzi. Le compagnie troppo numerose mi danno fastidio e le masse poi m'incutono il terrore. Sto bene come sto, da solo. Alla solitudine mi ci sono abituato. All'inizio la credevo una condizione insopportabile, ma, piano piano, ho cambiato idea e oggi sono un convinto misantropo. Può darsi che mi debba pentire, come sostengono alcuni, di questa scelta, ma, per ora almeno, non ne sento il bisogno.

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