"Scarti di partitura" è la continuazione di una piccola raccolta di aforismi intitolata "Lapis Lazzuli", edita alcuni anni fa da Corbo. Tra le non molte mie pubblicazioni, quella fu, insieme a "Profil Attico", una delle più felici, a parer mio. La forma aforistica breve e brevissima mi è da sempre congeniale. Prima, infatti, di conoscerla e coltivarla nella letteratura, l'avevo già, per così dire, nell'orecchio grazie allo spirito arguto e faceto di qualche parente fiorentino. E' risaputo che a Firenze, come in genere in tutta la Toscana, il motto, la corbellatura, l'ironia salace sono pane quotidiano di cervelli colti e popolani che, per il gusto di una battuta non esitano a rischiare permali e inimicizie.
Ma l'aforisma è anche qualcosa di più: è, nella sua espressione migliore, un modello sintetico di saggezza dove, in poche, misurate parole, si condensa una riflessione profonda che, altrimenti, avrebbe bisogno di ben altra estensione per esprimersi compiutamente. I più grandi aforisti sono autori celebrati di preziose miniature filosofiche, sociologiche e perfino teologiche. Gli aspetti, a volte ridicoli, spesso drammatici, più spesso tragici dell'esistenza trovano nell'aforisma una forza espressiva di efficacia assoluta.
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