Pupurrì

Andrà tutto bene

Agli inizi del secolo scorso, Pietro Zanardi, mio nonno, non ne poteva più della fastidiosissima otite che lo affliggeva da anni. Se l'era presa girando estate e inverno per la campagna ferrarese in un carrozzino tirato da un cavallo. Spesso stava fuori giornate intere per visitare i suoi possedimenti di Masi Torello, Marrara, Gaibana, Focomorto e quelli di Mizzana, più vicini alla città. Ancora oggi a Borgo S. Anna, a poche decine di metri dalla superstrada Ferrara - Comacchio è in piedi una vecchia quercia all'ombra della quale il nonno era solito sostare per rifocillarsi e scambiare quattro chiacchiere con qualche altro possidente di passaggio. Uomo sulla cinquantina, agricoltore per vocazione familiare oltre che per passione, mal tollerava i dolori e le secrezioni purulente di una malattia per la quale pareva non ci fosse rimedio, altro che palliativo. Vista la sua insofferenza, qualcuno tra i dottori che lo avevano in cura, gli fece il nome di un giovane chirurgo dell'università di Padova, la cui nomea andava rapidamente espandendosi e che contava già numerosi clienti anche dentro le mura estensi. Il luminare in questione era un nobile armeno, Yerwant Arslan, che, abbandonata la patria, era approdato in terra veneta, si era brillantemente laureato in medicina nell'ateneo patavino e, dopo aver girato mezza Europa specializzandosi in otorinolaringoiatria, era tornato a Padova, dove teneva cattedra ed era cresciuto in fama. Da chirurgo, aveva subito consigliato, come soluzione definitiva, l'atto operatorio. Si trattava di fare un'incisione dietro l'orecchio per drenare i maleodoranti umori e permettere all'infezione di esaurirsi naturalmente. Facile a dirsi, quanto a farsi, beh, era tutto nell'abilità dell'operatore e... nel caso. Il nonno non ci pensò un attimo. Erano le undici di mattina del 20 aprile 1904 quando il professor Arslan affondò il bisturi tra orecchio e mascella, il dado era tratto. "L'operazione - riferiva il signor Facchini, factotumdi Pietro Zanardi, pare non sia stata molto dolorosa", ma già all'indomani collo e gola apparivano gonfi. Arslan era tuttavia fiducioso. "Egli - scrive il nonno - non dà nessuna importanza a questo gonfiore, specialmente non producendomi dolore. Trova che tutto va per il meglio". Il tempo passa, ma la guarigione non arriva. A fine anno è necessario ricorrere di nuovo ai ferri del mestiere. Anche con il secondo intervento il gonfiore si ripresenta. "Il prof non ha trovato - assicura Pietro - nulla di anormale... Arslan dice che, se mi curerò e se mi riguarderò come egli prescrive, fra una quindicina di giorni spera che sarò guarito". Aveva ragione, quindici giorni dopo l'otite era del tutto risolta e Pietro Zanardi poteva dormire sonni tranquilli nella monumentale Certosa della sua città, sotto l'arco di famiglia, dove si trova tutt'ora. 

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